Il falso mito del progresso non sostenibile

C’è un diffuso modo di pensare secondo cui l’inquinamento, la devastazione di patrimoni naturali e una vita frenetica, stressante e, a volte, alienante, siano l’inevitabile ed ineluttabile prezzo da pagare per il cosiddetto progresso. A chi dice che forse non è proprio così viene sovente risposto: ‘Vuoi forse tornare al medioevo? Alle carrozze? Alla mancanza di cure? Non lo usi tu il cellulare? È il progresso bellezza!’

Mi è capitato in questi giorni di riflettere su questo tema a causa di una ricerca che mio figlio doveva sviluppare per la scuola: il progresso è positivo o negativo?

Il progresso (inteso come sviluppo scientifico e tecnologico) è un treno che trasporta l’umanità verso gli obiettivi che l’umanità stessa si dà: in sé il progresso non è né positivo, né negativo. Significa solo ‘progredire in una direzione’ Se la direzione non è quella giusta non è colpa del progresso. È chiaro che se sono disposto a spendere mille euro per un cellulare che fa poco più di quello che fa un altro cellulare che costa cento euro, sto spingendo lo sviluppo tecnologico in una certa direzione. Se invece i novecento euro di differenza li spendo volentieri per un check-up medico completo o per cibi più sani, spingo la ricerca scientifica  e l’economia in un’altra direzione.

Le tecniche di allevamento ed alimentari ci possono dare cibi più salutari, non solo meno costosi. La conoscenza scientifica e gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia ci possono aiutare nella tutela delle specie animali e vegetali a rischio di estinzione. Il progresso ci può dare materiali riciclabili, energia pulita, auto elettriche, lampade a basso consumo, la possibilità del telelavoro, meno ore di lavoro e più tempo per noi.

In passato si è usato l’amianto per fare coperture e tubazioni dell’acquedotto. Oggi viene sostituito con materiali più sani. È la tecnologia che ci fornisce questi materiali. L’errore è stato usare massicciamente l’amianto senza valutarne pienamente gli effetti. Il progresso ci sta dando materiali più sani e meno inquinanti.

Il progresso quindi può essere sostenibile. Io direi: DEVE essere sostenibile.

Non un ritorno al passato, anzi. Più tecnologia, non certo meno. Ma una tecnologia che abbia l’uomo come fine. Che punti al bene-essere dell’uomo. Lavorare 14 ore al giorno per possedere un’auto di maggior cilindrata forse non è propriamente bene-essere. Avere più tempo per le relazioni, per fare sport, per avere cura di sé, per coltivare la propria persona e le proprie passioni forse è più salutare.

In  passato non si sono valutati gli effetti ed i danni sul lungo periodo di materiali e tecnologie. Se una nuova tecnica mi faceva risparmiare dieci,  non si valutava se questa avrebbe causato danni umani ed economici per la bonifica pari a mille negli anni successivi. Il vantaggio era privato (l’azienda) ed il danno era invece pubblico (la salute della popolazione, il risanamento fatto dallo Stato). I PFAS sono un drammatico esempio di questo modo di ragionare. Maggiori controlli e più prudenza avrebbero limitato danni che oggi sono incommensurabili.

C’è ovviamente anche un progresso che spaventa per gli effetti che può avere sulla sopravvivenza stessa dell’Umanità, basti pensare all’ingegneria genetica e all’intelligenza artificiale che Stephen Hawking ha indicato come il maggior pericolo nel prossimo futuro. Anche in questo caso  

La risposta non è quindi deificare il progresso in sé accettando tutto to court come inevitabile né sognare un ritorno impossibile ad un idilliaco passato pre-industriale che è idilliaco solo nel pensiero di chi non l’ha vissuto. Speranza di vita, accesso alle cure mediche, scolarizzazione, indice di povertà assoluta, solo per citare i temi principali, sono in costante miglioramento in gran parte del mondo. Si tratta piuttosto di orientare lo sviluppo secondo valori umani. E questo lo può e lo deve fare il cittadino elettore e consumatore orientando le proprie scelte politiche e le proprie spese.